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Due eserciti potentissimi sono schierati uno di fronte all’altro: è la stessa famiglia che combatterà contro sé stessa. Si trovano posizionati sull’antico campo dei sacrifici della dinastia dei Bharata, il Kurukshetra. Il generale Arjuna si ritrova paralizzato dalla paura e dalla confusione all’idea di dover combattere contro i propri cari. In quel momento, Krishna, avatar di Dio, il Bhagavan e maestro spirituale, interviene per rischiarare la coscienza turbata del guerriero afflitto. Il dialogo sacro che segue – la Bhagavad Gita – è molto più di un racconto epico: è un autentico manuale di Yoga in cui Krishna insegna all’uomo (simbolicamente rappresentato da Arjuna) l’arte del controllo emozionale, della discriminazione spirituale e dell’amore supremo. Attraverso questi insegnamenti, l’eroe impara a liberarsi dalle paure e dai condizionamenti della mente, ritrovando serenità e libertà profonde.

Nella Bhagavad Gita, il Bhagavan Krishna (a destra) istruisce Arjuna (a sinistra) sul carro da guerra. Il campo di battaglia di Kurukshetra simboleggia le sfide interiori che ogni ricercatore spirituale deve affrontare. In questo dialogo divino, Krishna rivela i segreti dello Yoga – l’unione con il Sé e con il Divino – guidando Arjuna attraverso la confusione e la paura verso la chiarezza e il coraggio.

Krishna insegna ad Arjuna che lo Yoga non consiste soltanto nel compiere posture (asana) o meditare in solitudine, ma soprattutto nel mantenere un equilibrio profondo in ogni azione. «Compi il tuo dovere con fermezza, o Arjuna, senza attaccamento al successo o al fallimento. Questa equanimità si chiama yoga» (Bhagavad Gita, II:48), proclama il Bhagavan. In altre parole, lo yoga è l’arte dell’equanimità di fronte alle sfide della vita. L’intero sentiero spirituale delineato nella Gita integra infatti azione consapevole, devozione e conoscenza come vie complementari verso la liberazione.

Dominare le Emozioni e la Mente

Uno dei primi insegnamenti di Krishna riguarda il controllo della mente e delle reazioni emotive. Arjuna ammette che controllare la mente sia quasi impossibile; allora Krishna lo rassicura: «con la pratica costante e il distacco la mente si può domare» (Bhagavad Gita, VI:35). La Gita insegna che tramite meditazione, respirazione consapevole (pranayama) e disciplina etica, il praticante può diventare “signore di sé”, capace di muoversi nel mondo senza esserne travolto. In questo stato di padronanza personale si ottiene una profonda serenità, base solida per la crescita spirituale.

Krishna invita Arjuna – e noi con lui – a coltivare la discriminazione spirituale, ossia la capacità di distinguere il Reale dall’irreale, l’Atman (il Sé eterno) dalle illusioni effimere. Egli insegna che la nostra essenza è immortale e nulla può davvero distruggerla, consapevolezza che dissolve la paura della morte e infonde un coraggio nuovo. È il sentiero del Jnana Yoga, la via della conoscenza, che affina l’intelletto e libera gradualmente la mente dai suoi condizionamenti.

Bhakti: l’Amore Supremo che Libera

Accanto alla disciplina e alla saggezza, la Bhagavad Gita esalta il potere trasformante dell’amore devozionale (bhakti). Con la devozione sincera il cuore si purifica dall’egoismo e dalla paura, risvegliando una gioia profonda e colma di pace. Quando l’amore supremo sboccia, il praticante percepisce la presenza rassicurante del Divino. La Gita culmina in un messaggio di abbandono fiducioso: «Abbandona ogni dharma (dovere) e rifugiati in Me soltanto; Io ti libererò da ogni peccato. Non temere» (Bhagavad Gita, XVIII:66). Non si tratta di una sottomissione passiva, bensì della liberazione finale: significa lasciar cadere tutte le paure, i dubbi e gli attaccamenti, affidandosi completamente alla Fonte divina. Nell’abbraccio divino, l’io individuale, pur rimanendo distinto dall’Essere Supremo, sperimenta una vera libertà e una profonda pace spirituale grazie a questa eterna relazione d’amore e devozione.

Un Messaggio Attuale e Trasformativo

Sebbene il dialogo della Bhagavad Gita risalga a un’epoca lontana, i suoi insegnamenti parlano con forza al nostro presente. Nella vita quotidiana, nelle sfide del lavoro, delle relazioni e delle scelte morali, ci troviamo spesso in un “campo di battaglia” interno. Applicare la saggezza della Gita significa portare lo yoga fuori dal tappetino in ogni situazione quotidiana. Così pratichiamo lo yoga come Krishna lo intende: con presenza mentale, cuore aperto e azione guidata da ideali più alti. Praticando il Karma Yoga (azione disinteressata), ci liberiamo dall’ansia del risultato; coltivando la bhakti (devozione), riempiamo il cuore di fiducia; dedicandoci alla meditazione sciogliamo i condizionamenti mentali.

In definitiva, la Bhagavad Gita ci ispira a diventare guerrieri spirituali nella vita – padroni delle emozioni, lucidi nel discernimento e ricolmi d’amore – ricordandoci che dentro di noi esiste un centro di pace incrollabile e una saggezza sempre accessibile. Seguendo gli insegnamenti di Krishna – con disciplina, devozione e amore – anche il praticante moderno può realizzare una profonda trasformazione personale. La paura cede il posto alla fiducia, l’ignoranza si dissolve nella comprensione, e la vita stessa diventa una danza armoniosa di Yoga, l’unione col Divino. Ecco la suprema importanza della Bhagavad Gita nello Yoga: è una mappa spirituale che conduce l’anima sincera dalla paura all’amore e dall’illusione all’unità. Un cammino senza tempo che ancora oggi illumina la via verso la liberazione autentica e una pace duratura.

Umberto Assandri

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